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L’istogramma in fotografia: cos’è e come usarlo al meglio

da | Mag 8, 2023 | In rilievo, Tecnica e Teoria | 4 commenti

Ormai tutte le macchine fotografiche digitali, partendo dalle compatte, passando per le bridge, fino ad arrivare alle reflex e alle mirrorless mettono a disposizione uno strumento utilissimo per valutare l’esposizione di uno scatto: l’istogramma fotografico.
In questo articolo vedremo di che cosa si tratta, come mai è così importante e come sfruttarlo al meglio.

Se sei un fotografo alle prime armi, ti consigliamo di approfondire il concetto di esposizione seguendo la “Lezione 2” del nostro corso di fotografia online completamente gratuito.

INDICE

Cos’é l’istogramma in fotografia?

L’istogramma fotografico è un grafico che rappresenta come sono distribuiti i pixel che compongono l’immagine in base al variare della loro luminosità.

L’istogramma è un grafico che mostra sull’asse delle ascisse (asse orizzontale) le tonalità di luce che compongono l’immagine catturata partendo dal nero a sinistra, per arrivare al bianco a destra. Sull’asse delle ordinate (asse verticale) mostra la quantità di pixel componenti l’immagine per un determinato livello di luminosità. Per fare un esempio: un picco nell’estremo destro dell’istogramma indica la presenza di pixel bianchi; più è alto e più ce ne sono.

A cosa serve l’istogramma in fotografia?

L’istogramma fotografico fornisce una valutazione oggettiva dell’esposizione di una fotografia, permettendoci di capire “al volo” se una foto è sovraesposta, sottoesposta, oppure presenta tonalità sbilanciate verso le ombre o delle luci bruciate, a patto che sappiamo interpretare l’immagine che abbiamo sotto agli occhi
Una volta imparato a leggerlo e comprenderlo, specialmente dopo un po’ di esperienza, si dimostra un aiuto validissimo nel comprendere se uno scatto ha la giusta esposizione, in base a scena e risultato che vogliamo ottenere, soprattutto quando le condizioni di luce sul campo rendono non così affidabile la valutazione dell’immagine “a occhio” sul display.

Come si legge l’istogramma in fotografia?

Come scritto in precedenza, l’istogramma mostra la quantità di pixel per una determinata luminosità. La luminosità (ovvero il livello tonale) è indicata sull’asse orizzontale con un valore che varia da 0, il nero, a 255, che corrisponde al bianco.

Esempio di istogramma fotografico in cui sono evidenziate le zone indicanti le tonalità luminose

Per comodità possiamo suddividere il grafico in 5 zone. Partendo da sinistra, abbiamo quindi le tonalità più scure, ovvero le ombre, poi i toni scuri, seguiti dai mezzi toni, i toni chiari e infine le luci.

Risulta facile capire che una fotografia con un istogramma la cui curva è sbilanciata verso sinistra, sarà una foto scura, mentre un istogramma con una curva sbilanciata verso destra, rappresenta una fotografia molto chiara.

Vediamo qualche esempio.

Foto 1: l’istogramma in basso a destra mostra una fotografia con ombre abbastanza chiuse 

L’istogramma (in basso a destra) della prima foto mostra una curva che indica ombre abbastanza chiuse, ma anche da toni chiari (le nuvole) abbastanza variegati, senza la presenza di bianchi puri. 

Foto 2: l’istogramma in basso a destra mostra la stessa fotografia sottoesposta

La seconda fotografia risulta sottoesposta e l’istogramma mostra chiaramente una curva sbilanciata verso sinistra. Si vede chiaramente che la maggior parte dei pixel che compongono l’immagine sono molto scuri o addirittura neri. La domanda da porsi in questo caso è: vista l’immagine che ho davanti (nella realtà, non nella fotocamera), ha senso che la seconda metà dell’istogramma (dai mezzitoni in su) sia completamente vuota?

Foto 3: l’istogramma in basso a destra mostra la stessa fotografia sovraesposta

La terza fotografia è sovraesposta e l’istogramma mostra una curva sbilanciata verso destra. Le zone d’ombra della scena che prima non erano visibili ora sono ben esposte, ma le zone illuminate dal sole o il cielo risultano bruciate. Quest’ultimo fatto è garantito dal fatto che l’istogramma sulla destra è “appoggiato” al confine estremo dei bianchi. Ricordiamo che, in digitale, avere le luci fuori controllo è un disastro.

Come interpretare l’istogramma?

Ora che abbiamo imparato a leggere l’istogramma fotografico ci resta solo una cosa da fare: saperlo interpretare. Esattamente, intepretarlo, perché l’istogramma ci fornisce una misura oggettiva dell’esposizione per una determinata fotografia, ma non significa che una curva sbilanciata verso sinistra indichi per forza una foto sottoesposta, così come una curva sbilanciata verso destra, non indica per forza una foto sovraesposta (a patto di non bruciarla).

Vi sono casi in cui la semplice visione dell’istogramma potrebbe trarci in inganno: in una foto notturna o con sfondo scuro la curva sarà sbilanciata verso le ombre, perché la scena sarà prevalentemente composta da pixel scuri o neri. La foto rappresentante una scena molto luminosa con soggetto o sfondo chiaro sarà composta da pixel chiari, quindi la curva dell’istogramma sarà sbilanciata verso le luci.

Una curva che si presenta come una “collina” posizionata sui mezzi toni, identifica una foto piatta, priva di contrasto; al contrario, una foto molto contrastata presenterà una curva con due colline sviluppate verso le zone esterne dell’istogramma. Un istogramma senza particolari picchi e che occupa tutti i valori tonali senza bruciarsi sulle luci o chiudersi sulle ombre, è una foto ben contrastata.

L’istogramma in fotografia va interpretato perché ci permette di riconoscere subito se la nostra foto presenta delle zone bruciate o delle ombre eccessivamente chiuse, ma il tutto dipende dal tipo di scena e dal risultato che vogliamo ottenere.

L’esperienza ci metterà nelle condizioni di poter identificare a colpo d’occhio alcune condizioni particolari e saremo quindi in grado di sfruttare al meglio questo potente strumento, ottenendo scatti migliori e lavorando meno con la post produzione.

Ti consiglio di visualizzarlo sempre dopo uno scatto (solitamente compare sul display della fotocamera premendo il tasto display o info), oppure di mantenerlo visibile anche in fase di inquadratura, se la tua fotocamera lo permette (ovviamente se possiedi una reflex questo non è possibile). 

Quando può essere particolarmente utile l’istogramma in fase di scatto?

Sicuramente quando abbiamo una scena ad alto contrasto, con parti di luce e di ombra prominenti, osservare l’istogramma ci consente di tenere di alzare il livello di esposizione in modo “controllato”, assicurandoci così di non bucare le luci. Questo ci consente di portare a casa scatti fotografici più facilmente eleborabili, senza artefatti e con la massima leggibilità possibile delle ombre.

Un altro fatto importante è che l’istogramma lo possiamo leggere facilmente in ogni condizione di luce, anche quando il display della fotocamera magari è illuminato direttamente dal sole e facciamo fatica a valutare correttamente l’esposizione della scena.

 

Un ulteriore consiglio sulle alteluci

Se nella scena inquadriamo direttamente delle sorgenti di luce (il Sole o delle lampadine) o dei riflessi metallici, è del tutto normale avere una linea dell’istogramma sull’estremo destro, senza che questo comprometta la qualità della foto finale.

Perché l’istogramma cambia tra la fotocamera e il software di fotoritocco?

Un aspetto poco intuitivo dell’istogramma è che spesso nelle fotocamere esso viene calcolato generando prima delle anteprime JPEG dell’immagine, il che comporta a monte l’applicazione dei parametri che abbiamo scelto per lo stile della foto (Immagine fedele, Ritratto, Panorama, ecc.) anche quando stiamo scattando in RAW. Quando importiamo il file RAW dentro al software di fotoritocco (es. Lightroom o darktable) l’anteprima JPEG viene scartata e ne viene generata una basata sulle impostazioni di tale software. Questo porta ad un cambio dell’istogramma, per quanto non stravolgente, al quale bisogna fare un po’ di attenzione, magari verificando quale profilo di scatto stiamo usando e mantenendo sempre un po’ di margine di sicurezza dai bianchi puri.

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Federico Banzi

Federico Banzi

L'autore

Nasce a Ferrara il 21 maggio 1983 e fin da giovane è appassionato di tecnologia, mostrando grande interesse per tutto ciò che riguarda l'informatica e le telecomunicazioni. Dal 2006 è socio cofondatore di ITestense, società specializzata nella fornitura di servizi per le aziende. Laureato in Ingegneria Elettronica e delle Telecomunicazioni presso l'Università di Ferrara, dopo l'esperienza maturata nell'ambito server e networking, ha deciso di seguire la sua passione per la programmazione, dedicandosi in particolare allo sviluppo nel mondo web e SEO.

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4 Commenti

  1. Eric

    buongiorno, idealmente l’area sottesa dalla curva dell’istogramma dovrebbe essere equivalente alla somma dei pixel presenti nel sensore della macchina fotografica in uso. Pertanto se è vero che l’asse delle ascisse (X o orizzontale) varia da 0 a 255, l’asse delle ordinate (Y o verticale) dovrebbe essere alto come il numero totale dei pixel presenti sul sensore. Questo perche se scatto una foto con il coperchio, la luce (o assenza di luce) dovrebbe essere uniforme e tutti i pixel del sensore dovrebbero registrare il medesimo valore 0 e l’istogramma dovrebbe mostrare una sola linea verticale tutta a sx. Ma così non è (ho fatto la prova). MI saprebbe spiegare perchè no e dove sbaglio ? Questo ha delle implicazioni pratiche. Infatti tutti i siti e manuali parlano di clipping qualora si superi la soglia massima (perdendo quindi delle info): si intende che piu a dx non si puo andare o che piu in alto non si puo andare ? all’oppsto per una foto completamente sottoesposta. Apprezzerei m olto un suo cortese commento. Grazie, eric

    Rispondi
    • Paolo Niccolò Giubelli

      Temo che tu abbia fatto la tua prova scattando ad ISO alti. Questo introduce rumore digitale, cioè pixel con colori casuali, che possono alterare l’istogramma. Se scatti a ISO minimi (es. 100) dovresti vedere una singola linea sullo 0 (neri). Assicurati, se è una reflex, che non ci sia troppa luce che entra dall’oculare. La questione del clipping è fondamentale ed è reale; non stare a calcolare aree o cose del genere (quei grafici sono normalizzati, poi spesso sono logaritmici), focalizzati sul fatto che il sensore può catturare contemporaneamente un certo intervallo, limitato, di valori tonali (cioè asse X, nell’istogramma). Se esponi per le ombre in una situazione di alto contrasto di scena, probabilmente le luci ti verrano clippate, cioè bruciate (o bloccate). Il problema accade tipicamente nelle foto di panorama, che sono ad alto contrasto, e notturne. La qualità del sensore può essere determinante nel peggiorare/migliorare il problema. Le soluzioni possibili sono bracketing, uso di filtri o intervenire nel contrasto di scena direttamente quando si lavora in studio.

    • Eric Manasse

      grazie per la cortese e pronta risposta
      provero a rifare gli scatti
      uso Fuji X-S10 ed X-T30
      il concetto mi è chiaro: se espongo per le ombre clippo le luci, se espongo per le luci perdo informazioni nelle aree piu scure
      vorrei solo riuscire a vedere una singola linea a dx o a sx
      eric

    • Paolo Niccolò Giubelli

      Sì, direi che il concetto ti è chiaro; naturalmente il problema può non esserci affatto se sei in una scena con contrasto basso. Per fare la linea singola a dx mi sa che fai fatica, è più facile ottenerla a sx scattando in RAW, col tappo davanti alla fotocamera, tempo di scatto veloce, ISO minimi, niente effetti applicati. Però aldilà di questo “tecnicismo”, l’importante è che tu abbia capito il concetto.

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