… e se scattassi in JPEG?

da | Set 9, 2022 | Spunti fotografici | 0 commenti

In tutti i nostri corsi e già fin dagli inizi di questo blog abbiamo consigliato sempre consigliato di scattare in modalità RAW. Di certo non ci pentiamo di questa scelta, perché se c’è una cosa che il formato RAW consente è proprio il poter tornare indietro sui propri passi (per lo meno di un paio di stop!).

Sicuramente… continuiamo a suggerire di scattare in RAW, perché di solito non è molto intelligente privarsi della possibilità di apportare correzioni ad alcuni scatti che in realtà andrebbero persi.

C’è da intendersi su una cosa però: in ambito professionale non dovrebbe mai accadere di sbagliare clamorosamente l’esposizione di uno scatto. Prima che qualcuno mi accusi di pretendere l’infallibilità, mi spiego meglio: può capitare di sbagliare uno scatto, magari perché abbiamo appena acceso la fotocamera con parametri impostati male da qualcun altro o perché siamo in un contesto di alta variabilità luminosa e stiamo cercando di aggiustare i parametri. Mi riferisco quindi esclusivamente a problematiche di esposizione, quelle appunto che traggono maggior beneficio dal RAW.

Tuttavia nell’era digitale abbiamo la possibilità di vedere immediatamente il risultato dello scatto; anzi, possiamo vedere lo scatto prima di farlo e quindi possiamo apportare subito le modifiche e ri-scattare una versione corretta dell’immagine. Dunque, è difficile tornare a casa e scoprire — come poteva succedere con la pellicola — che abbiamo compiuto errori sistematici, per lo meno in termini di esposizione.

Sì, perché è proprio per sistemare un po’ l’esposizione, anche localmente, che serve scattare in RAW. Meglio ancora, la possibilità di recuperare le zone d’ombra e di luce.

Infatti ci sono altri errori sistematici che poco hanno a che fare con la recuperabilità del RAW: modalità di messa a fuoco, stabilizzazione, ecc.

Tipica espressione del fotografo che si è accorto troppo tardi di un errore sistematico.

Quello che capita assai spesso è che in fase di post produzione il fotografo voglia recuperare solo un dettaglio (chiaro o scuro) dell’immagine, oppure alzare o abbassare l’esposizione complessiva di mezzo, uno o due stop, e dunque la flessibilità del RAW gli consente di operare molto finemente sull’immagine sfruttando appieno la latitudine di posa della fotocamera. Lavorando su un JPEG, questo è quasi impossibile.

Anche il bilanciamento del bianco è praticamente irrecuperabile in JPEG. Scattando in RAW, invece, è modificabile a posteriori senza effetti collaterali.

Ma come si fa a “sbagliare di meno” pur contando sul paracadute del RAW? Perché se è vero col RAW ci sono i margini per correggere alcune proprietà della foto, è altrettanto vero che la correzione che ci costa meno in termini di tempo è quella che non è necessaria. Ebbene un esercizio efficace potrebbe proprio essere quello, ogni tanto, di scattare in JPEG.

Al contrario di quanto molti affermano, il vantaggio qui non è in termini di guadagno di spazio nella memoria SD o sul disco fisso del computer (del resto oggigiorno i gigabyte sono economici). Il vantaggio è in termini di “far pratica” ed ecco il perché:

  • Impari a saltare senza la rete: se sbagli l’esposizione non potrai recuperare la foto… la prossima volta starai più attento!
  • Sei forzato ad imparare bene l’uso dell’esposimetro, dell’istogramma e della modalità di misurazione della luce (spot, valutativa, …). Questo ti porterà a conoscere i più intimi segreti della cosa più importante in fotografia: la luce.
  • Impari a prendere confidenza con la gamma dinamica della scena
  • Impari a leggere ad occhio la luce della scena che vuoi fotografare, individuando intuitivamente i contrasti e le variazioni tonali

E tu che cosa ne pensi? Trovi che scattare in JPEG sia sempre sbagliato? Oppure no? Faccelo sapere nei commenti!

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Paolo Niccolò Giubelli

Paolo Niccolò Giubelli

L'autore

Nasce a Ferrara il 29 agosto 1983. Frequenta il liceo scientifico e poi ottiene la laurea specialistica in Ingegneria Informatica all'Università di Ferrara. Appassionato fin da piccolissimo d'informatica, nel 2006 è cofondatore dell'azienda ITestense di Ferrara, in cui da allora lavora come esperto di comunicazione sul web. Qui capisce che il ruolo dell'immagine, e quindi della fotografia, è fondamentale. Dal 2010 è cofondatore, assieme all'amico e collega Bruno Faccini, del blog "Occhio Del Fotografo". Dal 2021 si interessa di fotografia analogica.

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