Effetto Fisheye con GIMP

Questo piccolo articolo è dedicato a chi utilizza GIMP e magari sta valutando l’acquisto di un obiettivo fisheye.

La caratteristica principale di questi obiettivi è quello di essere di fatto degli ultragrandangolari distorcenti, che creano un’immagine che piega l’orizzonte gonfiando a dismisura quello che si trova al centro dell’immagine.

Personalmente, anche se mi riservo di poter cambiare idea ;-) , non credo che comprerò mai un obiettivo di questo tipo. Tuttavia perché non provare ad ottenere la stessa cosa al computer?

Per questo tutorial usiamo GIMP, un software open source gratis di disegno e fotoritocco (che si scarica qui).

Per prima cosa apriamo l’immagine, in questo esempio ne abbiamo scaricata una gratuita da internet, e poi clicchiamo su Filtri, Distorsioni, Applica lente.

Possiamo scegliere se mantenere come sfondo l’immagine originale o sostituirlo col colore di sfondo (se abbiamo scelto il nero emuliamo di fatto l’effetto di un fisheye circolare). Si può fissare un indice di rifrazione che più è elevato più deforma l’immagine. Se invece viene impostato a 1 non si ha distorsione. In questo caso usiamo un indice pari a 1,30.

L’effetto che si ottiene è questo:

Se si guarda bene, tuttavia, la qualità dell’immagine risulta decisamente bassa. Questo è il motivo per cui per ottenere un effetto professionale bisogna ricorrere all’acquisto di un’ottica dedicata. Infatti quello che il computer può fare, sono solo calcoli su un’immagine già digitalizzata, cosa ben diversa dal catturare un’immagine proveniente da un obiettivo che esegue la distorsione tramite apposite lenti.

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Fotografare la neve – i limiti dell’esposimetro

Grazie al nostro video corso di fotografia abbiamo molti utenti che ci pongono domande davvero interessanti, e ad una di queste abbiamo deciso di rispondere con un articolo del nostro blog.

Foto scattata seguendo le indicazioni dell’esposimetro, la foto appare scura.

In questa foto abbiamo sovraesposto di uno stop (+1EV) e la neve appare perfettamente bianca.

Ci è stato chiesto infatti quali vantaggi può dare l’utilizzo della sovraesposizione o sottoesposizione, cioé per quali motivi in buona sostanza a volte non ci si deve fidare dell’esposimetro della fotocamera reflex.

Ebbene questa domanda non poteva capitare in un periodo più azzeccato, dato che in questi giorni la neve sta imperversando in tutto il nord Italia, e nemmeno Ferrara è stata risparmiata.

Fotografare la neve, infatti, è un classico esempio di situazione in cui l’esposimetro sbaglia, perché l’immagine che andiamo a catturare è costituita in gran parte (si presume) da aree bianche, e questo viene visto dall’esposimetro come un’immagine molto luminosa. La fotocamera, se in modalità automatica o Tv o Av, tenderà dunque a chiudere un po’ il diaframma e/o ad accelerare il tempo di scatto, col risultato che l’immagine apparirà troppo scura all’occhio umano, che a differenza dell’esposimetro, “sa” che la neve è bianca.

Per capire come questo sia possibile è necessario fare un passo indietro e chiedersi: come funziona l’esposimetro interno della fotocamera reflex?

Sicuramente tratteremo più approfonditamente l’argomento in una puntata del video corso, ma per ora ci basta sapere che l’esposimetro vede tutto il mondo come se fosse un pannello grigio, e in particolare con un grigio 18%. In altre parole, questo “pannello” riflette il 18% della luce che gli arriva. Questo perché secondo alcuni studi, un insieme di oggetti riflette la luce ”in media” come lo fa un oggetto unico di color grigio 18%. L’esposimetro viene dunque programmato per affermare che un’immagine è esposta correttamente quando vede che la luce riflessa dalla scena è la stessa che si avrebbe con un oggetto grigio al 18%. Questo è il principale limite degli esposimetri TTL (Through The Lens), ossia quelli integrati, che non compiono una misura diretta della intensità della luce (cioé non quantificano i fotoni della luce incidente), ma semplicemente “leggono” la luce riflessa.

Questo abbiamo detto essere giusto nella maggior parte delle situazioni, dove riprendiamo contemporaneamente oggetti bianchi, neri e colorati. Quando però il colore predominante della scena è il bianco, che è visto come luce, o è il nero, che è visto come buio, il discorso del grigio 18% non funziona più, ed è necessario che il fotografo apporti una correzione.

Facciamo l’esempio della neve: c’è molto bianco, quindi l’esposimetro crede che ci sia molta luce e tenderà a fare una foto più scura del reale; bisognerà quindi sovraesporre.

Se al contrario volessimo fotografare un cagnolino nero, l’esposimetro penserebbe che la scena sia molto buia, e quindi cercherà di aprire il diaframma o allungare il tempo di scatto. Sarà nostro compito quindi sottoesporre, cioé dire alla macchina che la luce è presente nella scena, ma è il soggetto ad essere molto scuro.

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Variazione tonale e luci: vedere la tridimensionalità in una foto

variazione tonale: matrioska

Fig.1 - Bassa variazione tonale

In precedenza abbiamo parlato della distorsione prospettica.  Oggi invece approfondiremo l’aspetto della variazione tonale di un soggetto fotografato, cioè la presenza, su di esso, di zone di luce e zone d’ombra.

Quando stiamo guardando un’immagine bidimensionale, per esempio una fotografia, la variazione tonale costituisce un “indizio visivo” che permette al nostro cervello di avere un’immediata percezione della tridimensionalità della scena. In assenza di distorsione prospettica infatti, la variazione tonale è la risorsa principale da sfruttare nella fase di composizione della foto al fine di esaltarne la profondità!

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Percepire la profondità di una foto: la distorsione prospettica

Questo argomento mi sta molto a cuore, perché è stato uno dei primi su cui io e Paolo Niccolò abbiamo avviato una di quelle discussioni interminabili, che ci hanno provocato un’insaziabile sete di conoscenza su questi argomenti: del resto abbiamo studiato ingegneria, e capire a fondo il funzionamento di ogni cosa diventa un’abitudine mentale..:)

La domanda è la seguente: come fa il nostro cervello a percepire la tridimensionalità di un oggetto rappresentato in una foto bidimensionale?

Schema cubo

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Il panning


Domenica scorsa ero al Lido Degli Estensi, sul terrazzo di casa mia, in un momento di totale relax. Il terrazzo è al primo piano, sopra una strada che in certi momenti è piuttosto trafficata.

Ad un certo punto noto alcune biciclette che passano e, avendo ovviamente portato la reflex con me, decido di ri-tentare qualche scatto con la tecnica nota come panning.

Il panning ci fa ottenere delle foto in cui abbiamo un soggetto apperentemente fermo, nitido; tutto quello che è intorno a lui risulta invece mosso e quindi sfocato.

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